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Tra i rigogliosi prati di una verde foresta
si udiva lontano il cigolar d’una argentea armatura.
Indossava l’elmo, portava la spada,
l’intera corazza lo proteggeva,
ma fra le mani teneva una dolce creatura:
giovane e bella,
con le vesti sporche di sangue.
Porgeva tremante le sue spoglie alla terra:
“Mia cara diletta, ti donerò alla foresta.
Che sia un dolce letto su cui riposare,
un posto tranquillo in cui il tuo spirito possa dimorare.
Il tempo con me non sarà clemente,
scorrerà nefasto,
ma il tuo volto rimarrà per sempre giovane,
per sempre bello, per sempre mio.
Ma solo lo spirito,
perché il resto sarà della terra,
ingorda, che si prenderà tutto quanto.
Di noi resterà solo un amore dolente,
una mano tremante,
labbra destinate a mai incontrarsi.
Tu per sempre mia,
tu per sempre morta,
io eternamente in colpa.”